mercoledì 27 febbraio 2013

Utilizzano il Kinesio Taping: Sara Errani

Sara Errani, tennista italiana, è tra le prime dieci del mondo del ranking di singolare e numero uno al mondo nel doppio nel quale si è aggiudicata tre prove del Grande slam.


lunedì 25 febbraio 2013

Il Kinesio Taping

Il Kinesio taping è un bendaggio con fasce adesive colorate ed elastiche è una tecnica può essere impiegata come supporto per mantenere i risultati ottenuti con la terapia manuale chiropratica e osteopatica, per il trattamento di traumi acuti e per il recupero di quelli pregressi. Inventato dal chiropratico giapponese Kenzo Kase negli anni ’70, il Kinesio taping è oggi diffuso in tutto il mondo ed utilizzato ampiamente dagli sportivi professionisti.
Il bendaggio ideato da Kenzo Kase è fatto con un particolare tessuto elastico a base di cotone ipoallergenico e senza latex. Il funzionamento del Kinesio taping è interamente meccanico e non chimico visto che nessuna sostanza viene rilasciata dal bendaggio. Il taping non costringe un’articolazione in una posizione fissa e non da alcun fastidio al paziente.
Il nastro elastico può, a seconda della direzione, posizione o tensione con cui viene applicato inibire un muscolo contratto e sovrautilizzato o, al contrario, stimolarne uno ipotonico. La sua applicazione fatta correttamente, viene in aiuto al trattamento principale (che sia chiropratico o osteopatico) in diverse problematiche come le contratture paravertebrali, tendiniti, artrosi cervicale, mal di testa, sindrome del tunnel carpale e dolori alla schiena. La tecnica del taping si basa sulle capacità del corpo umano di guarire autonomamente, stimolato dall’attivazione del sistema “neuro-muscolare” e “neuro-sensoriale”, secondo gli ultimi dettami della neuroscienza.
L’applicazione errata del Kinesio taping non da alcun beneficio e può anche creare danni. Per questo, è fondamentale che l’applicazione del cerotto colorato sia eseguita da un esperto.


mercoledì 20 febbraio 2013

La fede politica? Una questione di cervello

Essere repubblicano o democratico (in Italia diremmo di destra e di sinistra) cambia il modo con cui funziona il cervello. Infatti differenti fedi politiche corrispondono attivazioni di aree differenti del cervello. È quanto sostiene lo studio Red Brain, Blue Brain: Evaluative Processes Differ in Democrats and Republicans degli scienziati dell'University of Exeter e dell'University of California di San Diego che hanno monitorato l'attività cerebrale di un gruppo di 82 persone, liberali e conservatori americani, durante una serie di mani in un gioco d'azzardo.
Hanno adottato questo sistema perché quando si tratta di prendere delle decisioni (rischiose) sono diverse le aree che si accendono. Questi scienziati sostengono anche che analizzando il cervello di una persona si può riuscire a prevedere di quale partito sia, e con una buona percentuale di accuratezza.

Sebbene i ricercatori non abbiano riscontrato alcuna differenza nella propensione a prendere decisioni rischiose tra le persone dei due diversi schieramenti, il cervello di democratici e repubblicani si comportava in maniera diversa durante il gioco. Infatti i democratici mostrano un’attività significativamente più grande nell’insula sinistra, regione associata all’auto-consapevolezza e alla sfera sociale. I repubblicani, invece, hanno manifestato un’attività molto più intensa nell’amigdala destra, regione coinvolta belle emozioni e a comportamenti quali il cosiddetto sistema "fight or flight", la funzione fuga/attacco che stabilisce se reagire a una data situazione attaccando o difendendosi. Questi diversi pattern di attivazione cerebrale inoltre possono essere usati anche per predire l'orientamento politico di una persona, con un'accuratezza di oltre l'80%. Secondo i ricercatori, quindi, studiare le differenze neurali di base tra i votanti potrebbe fornirci delle conoscenze più forti di quelle ottenibili con i tradizionali strumenti delle scienze politiche.

Una scoperta che magari potrebbe tornare utile in tempi di elezioni...

lunedì 18 febbraio 2013

Costi/efficacia: chiropratica Vs. medicina

Obiettivi dello studio: identificare il rapporto costo/efficiacia, i risultati terapeutici, e la soddisfazione dei pazienti sofferenti di lombalgia.

Metodo: studio non randomizzato, comparativo dei pazienti che hanno consultato direttamente 60 chiropratici e 111 medici in 51 cliniche chiropratiche e 14 cliniche mediche in un periodo di due anni. I pazienti che sono stati inclusi nello studio avevano almeno 18 anni e soffrivano di mal di schiena meccanico (n= 2780). Gli obiettivi (standardizzati) erano il costo, il costo per i pazienti (e il costo per dei pazienti di riferimento), il costo degli esami di imaging, il dolore, le incapacità funzionali, la soddisfazione dei pazienti, lo stato di salute fisica, una valutazione psicologica al 3° e 12° mese dopo l'inizio delle cure.

Risultati: i costi chiropratici erano più elevati per i dolori acuti e o cronici. Ma quando i pazienti di riferimento venivavo compresi, non c'era differenza tra i due gruppi. I pazienti che soffrivano di dolori acuti o cronici avevano migliori risultati sul dolore, di incapacità e di soddisfazione per il trattamento nel gruppo chiropratico. Sul piano dei risultati clinici, delle differenze significative sul dolore furono ritrovate essenzialmente sui casi cronici.

Conclusioni: le cure chiropratiche hanno un migliore rapporto costo/efficacia per i pazienti con lombalgia cronica. I risultati sono uguali tra medicina e chiropratica per i pazienti in fase acuta. L'analisi di questi dati corrrisponde alle conclusioni della letteratura sull'efficacia delle manipolazioni vertebrali: le terapie manipolatorie sono valide almeno quanto le altre e, secondo i casi, superiori alle altre terapie. Le prove scientifiche possono dunque guidare i terapeuti, le assicurazioni e gli organismi che si occupano della spesa della sanità, nella valutazione del trattamento chiropratico nel mal di schiena

Cost-Effectiveness of Medical and Chiropractic Care for Acute and Chronic Low Back Pain
Mitchell Haas DC, Rajiv Sharma PhD and Miron Stano PhDc, JMPT, October 2005, Volume 28, Issue 8

giovedì 14 febbraio 2013

martedì 5 febbraio 2013

Osteopatia e cancro

Secondo uno studio realizzato dal Dipartimento di Ricerca dell’Ecole Supérieure d’Ostéopathie (ESO) Paris-Marne La Vallée, l’osteopatia migliora la qualità di vita dei pazienti sottoposti a chemioterapia diminuenedo gli effetti secondari.

Gli osteopati dell'ESO hanno condotto uno studio clinico che evidenzia l'utilità del trattamento osteopatico dei pazienti che seguono una chemioterapia rispetto ai suoi effetti secondari. Gli autori di questa ricerca hanno concluso che le cure osteopatiche sono efficaci in particolare contro nausea, vomito, dolori, problemi del sonno e dispnee dovute al trattamento chimico e che «la presenza di osteopati nei reparti di oncologia può essere benefico per i pazienti malati di cancro».

Lo studio "Valutazione dell'efficacia di un trattamento osteopatico sugli effetti secondari e la qualità di vita di pazienti sottoposti a chemioterapia: essai clinico multicentrico randomizzato" ("Évaluation de l’efficacité d’un traitement ostéopathique sur les effets secondaires et la qualité de vie de patients sous chimiothérapie : Essai clinique multicentrique randomisé") è firmato da 5 osteopati (laureati in Osteopatia e insegnanti) dell'ESO, 3 medici dei reparti di oncologia degli ospedali Val de Grace, Hôtel-Dieu e Lagny sur Marne e un ricercatore dell'Università di Reims Champagne Ardenne. I risultati sono stati pubblicati ne La Revue de l’Ostéopathie.

Lo studio clinico ha avuto luogo nei tre ospedali di cui sopra e in ciascuno ogni ricercatore ha applicato lo stesso protocollo sperimentale. Sono state seguiti 40 pazienti malati di cancro e sottoposti a chemioterapia (27 donne e 13 uomini). Presentavano almeno un problema legato alla qualità di vita (fatica, nausea e vomito, dolori, dispnea, insonnia, constipazione). I pazienti sono stati sottoposti a trattamento placebo (nessun vero trattamento) e al trattamento osteopatico, sedute di 30-40 minuti prima o dopo l'amministrazione della chemioterapia. 

L'équipe di ricercatori ha costatato una diminuzione delle nausee e degli episodi di vomito, dei dolori, dei problemi del sonno e della dispnea. Le differenze tra il trattamento osteopatico e il trattamento placebo sono state definite:
- estremamente significative per nausea e vomito e dispnea;
- molto significative per la fatica;
- significative per i dolori e i problemi del sonno.

Inoltre, alcuni pazienti hanno riportato dei miglioramenti dei sintomi che non sono stati valutati da questo studio, come il reflusso, le emicranie e le cefalee. Questi risultati sono abbastanza interessanti per suggerire che la presenza di osteopati nei reparti di oncologia possa essere utile ai pazienti malati di cancro. Altri studi dovranno verificare questi risultati e quantificare l'emivita dei trattamenti osteopatici al fine che siano pienamente integrati nel trattamento convenzionale.